Stefano Mancuso

Stefano Mancuso

Professore ordinario @ Università di Firenze

Stefano Mancuso è fondatore dell’area di ricerca scientifica denominata neurobiologia vegetale. Professore ordinario presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili, ha insegnato in università giapponesi, svedesi e francesi, dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale ed è membro fondatore della International Society for Plant Signaling & Behavior. Ha al suo attivo numerosi volumi e più di 250 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, è consulente speciale per la sostenibilità e il futuro presso il Governo Cileno, ha tenuto conferenze in tutto il mondo, sviluppa progetti di ricerca per Microsoft, Lenovo, l’Agenzia Spaziale Europea ed altri. Nel 2012 «la Repubblica» lo ha indicato tra i 20 italiani destinati a cambiarci la vita e nel 2013 il «New Yorker» lo ha inserito nella classifica dei “world changers”. Con la sua start-up universitaria PNAT ha brevettato “Jellyfish Barge”, il modulo galleggiante per coltivare ortaggi e fiori completamente autonomo dal punto di vista di suolo, acqua ed energia presentato all’EXPO Milano 2015, alla biennale architettura di Venezia 2016, e che si è aggiudicato l’International Award per le idee innovative e le tecnologie per l’agribusiness dell’United Nations Industrial Development Organization (UNIDO) . Autore di diversi saggi divulgativi, tradotti in più di venti lingue, fra cui Plant Revolution, vincitore del premio Galileo; il suo ultimo lavoro, per Editori Laterza, è La Nazione delle Piante. Assieme a Carsten Höller ha curato il progetto site-specific The Florence Experiment a Palazzo Strozzi, Firenze, inaugurato il 19 aprile 2018; Ha curato nel 2019, presso la XXIIesima Triennale di Milano, la mostraLa nazione delle Piante”. E’ nel team curatoriale della mostra “Nous les Arbres”, coordinata dall’antropologo Bruce Albert, allestita dalla Fondation Cartier pour l’art contemporain e inaugurata il 12 luglio 2019, assieme a Thijs Biersteker, Francis Hallé, Luiz Zerbini ed altri.